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        <title>Pixel</title>
        <description>Pixel</description>
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            <title>Logica</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/2</link>
            <description><![CDATA[<h3><span style="color: #ed1b24;">C&rsquo;&egrave; un modo di&nbsp;sbagliare in tutta&nbsp;sicurezza?</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><a href="../it/112/gli-autori/202/emiliano-ippoliti">Emiliano Ippoliti</a>,&nbsp;<a href="../it/112/gli-autori/203/carlo-cellucci">Carlo Cellucci</a></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Indice</h3>
<h4>Introduzione</h4>
<p>I.1 I molteplici scopi della logica secondo Aristotele</p>
<p>I.2 Lo scopo unico della logica secondo Gottlob Frege</p>
<p>I.3 Le finalit&agrave; di questo libro</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>0 Preludio</h4>
<p>0.1 Conoscenza e paura</p>
<p>0.2 Logica e conoscenza</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>1 L&rsquo;argomentazione</h4>
<p>1.1 Un antidoto sempre pi&ugrave; necessario</p>
<p>1.2 Logica formale, logica informale e tipologie di proposizioni</p>
<p>1.3 Argomenti e inferenze</p>
<p>1.4 Premesse, principi e conclusioni</p>
<p>1.5 I dati aggiuntivi</p>
<p>1.6 I dilemmi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>2 Strategie d&rsquo;analisi e valutazione degli argomenti</h4>
<p>2.1 Strategie d&rsquo;analisi</p>
<p>2.2 La valutazione di dati aggiuntivi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>3 Le fallacie</h4>
<p>3.1 Gli errori nel ragionamento</p>
<p>3.2 Fallacie formali</p>
<p>3.3 Fallacie informali</p>
<p>3.4 Le fallacie numeriche (o statistiche)</p>
<p>3.5 Grafici fuorvianti</p>
<p>3.6 Gli errori pi&ugrave; comuni</p>
<p>3.7 Errore e ragionamento</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>4 Risolvere problemi</h4>
<p>4.1 Paura e conoscenza</p>
<p>4.2 Le tre tappe della costruzione delle teorie</p>
<p>4.3 Per una logica della scoperta</p>
<p>4.4 Teoria dei problemi: le basi</p>
<p>4.5 Teoria dei problemi: la ricerca della soluzione</p>
<p>4.6 Vantaggi dell&rsquo;approccio basato sui problemi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>5 Ipotesi e dati</h4>
<p>5.1 La pluralit&agrave; dati-ipotesi</p>
<p>5.2 Il &laquo;mito del dato&raquo;</p>
<p>5.3 Dinamicit&agrave; delle ipotesi</p>
<p>5.4 Livelli di ipotesi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>6 Le euristiche</h4>
<p>6.1 La definizione di P&oacute;lya e la distinzione di Lakatos</p>
<p>6.2 Euristiche positive e negative</p>
<p>6.3 Euristiche primitive</p>
<p>6.4 Euristiche derivate</p>
<p>6.5 Euristiche generative e selettive</p>
<p>6.6 Euristiche e tempo</p>
<p>6.7 Combinare le euristiche</p>
<p>6.8 Euristiche: giustificazione e scoperta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>7 Logica euristica</h4>
<p>7.1 Problemi, soluzioni, conoscenza</p>
<p>7.2 Un metodo per la scoperta</p>
<p>7.3 Logica euristica vs logica classica</p>
<p>7.4 L&rsquo;unit&agrave; tra problem solving e problem finding e alcune regole ampliative</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Bibliografia essenziale</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>In libreria a settembre.</p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/2</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Che cos’è il DEF?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/5</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Il <strong>Documento di economia e finanza</strong> presentato una settimana fa prevede fra il 2015 e il 2016 un calo del deficit italiano. Secondo le valutazioni del Fondo monetario internazionale, potrebbe esserci, invece, un aumento</em></p>
<p>Federico Fubini, &laquo;<a href="http://www.corriere.it/opinioni/16_aprile_15/previsioni-debito-conti-che-non-tornano-9ffa2690-027e-11e6-9f07-f0b626df35ca.shtml" target="_blank">Le previsioni sul debito e i conti che non tornano</a>&raquo;, <em>Corriere della Sera</em>, 15 aprile 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Nella formazione del bilancio dello stato devono essere rispettate regole sancite sia dalla Costituzione, sia da leggi ordinarie, sia da accordi stipulati in sede europea.</p>
<p>L&rsquo;art. 81 della Costituzione, al comma &laquo;La legislazione ordinaria e i regolamenti comunitari&raquo; fissa le tappe dell&rsquo;iter di approvazione<em> </em>della legge di bilancio.</p>
<p>Entro il 10 aprile di ogni anno deve essere presentato il <em>Documento di Economia e Finanza </em>(DEF). Il DEF definisce il quadro economico di riferimento per il triennio successivo, indica gli obiettivi di politica economica (sia macroeconomici sia di finanza pubblica) e le regole, attraverso variazioni di entrate e di spese, per raggiungerli.</p>
<p>&Egrave; un documento di natura economica programmatica: non ha in altri termini valore giuridico, richiedendo per la sua</p>
<p>realizzazione che siano approvati i necessari provvedimenti legislativi.</p>
<p>Il DEF &egrave; inviato alle istituzioni comunitarie per la formulazione di eventuali suggerimenti di modifica del programma d&rsquo;interventi proposto.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel&nbsp;<strong><em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/management-pubblico/finanza-pubblica---ii-ed.aspx" target="_blank">Finanza pubblica</a></em></strong></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/5</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Guido Caldarelli</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/12</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Guido Caldarelli </strong>&egrave; professore ordinario di Fisica teorica presso Scuola Alti Studi Lucca. Esperto di reti complesse, collabora con l'istituto dei Sistemi Complessi (CNR) ed &egrave; autore di vari articoli scientifici e di due monografie sul tema.</p>
<p></p>
<p>Qui trovate un <a href="http://www.tedxbologna.com/guido-caldarelli.htm" target="_blank">video dell'autore</a> sull'importanza delle reti complesse, realizzato in occasione di un evento TEDx a Bologna (<a href="http://www.tedxbologna.com/about.htm" target="_blank">TEDx</a> &egrave; il programma lanciato dall'organizzazione non-profit TED&nbsp;&ndash;&nbsp;Technology, Entertainment, Design &ndash;&nbsp;con lo scopo di raggruppare sotto questo nome&nbsp;eventi locali, organizzati in modo indipendente, che si propongono di riunire persone per condividere un&rsquo;esperienza simile a quella che si vive con i TED).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pixel <em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/ict-e-sistemi-informativi/scienza-delle-reti.aspx" target="_blank">Scienza delle reti</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://twitter.com/GuidoCaldarelli" target="_blank">@GuidoCaldarelli</a></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Le operazioni di peacekeeping sono tutte uguali?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/17</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Andare o non andare alla guerra? Inutile girare attorno alle parole. La crisi libica presenta uno scenario su cui incombe l&rsquo;opzione militare. Non &egrave; la prima volta che affrontiamo questo nodo. Dal crollo del muro di Berlino e dalla dissoluzione dell&rsquo;Unione Sovietica gli interventi militari di coalizioni variamente composte si sono susseguiti a ritmi incalzanti: Iraq 1991, Somalia 1992, Balcani 1993-1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Libano 2006, Libia 2011, Siria 2013, senza contare altri interventi circoscritti al teatro africano, soprattutto da parte francese, il pi&ugrave; importante dei quali riguarda quello in Mali nel 2013 per fermare l&rsquo;ondata jihadista in quel Paese. In tutte queste operazioni l&rsquo;Italia &egrave; stata presente a vario titolo e solo in Libano, iniziativa promossa fortemente dall&rsquo;allora governo Prodi, non si &egrave; praticamente sparato un colpo: in quel caso fu interpretata alla lettera la filosofia delle operazioni di <strong>peacekeeping</strong>.</em></p>
<p>(Piero Ignazi, &laquo;Il dilemma della guerra&raquo;, <em>la Repubblica</em>, 6 marzo 2016)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Possiamo distinguere le Peace Keeping Operations (PKO) in operazioni di prima e di seconda generazione.</p>
<p>Le PKO di prima generazione sono operazioni paramilitari non coercitive, stabilite dal Consiglio di Sicurezza dell&rsquo;ONU con il consenso delle parti interessate, e hanno lo scopo di mantenere la pace in una determinata zona del conflitto. Esse si basano sulle disposizioni contenute nel cap. VI della Carta delle Nazioni Unite. La maggior parte delle operazioni di peacekeeping effettuate durante la Guerra Fredda erano di questo tipo.</p>
<p>Dopo il 1989 c&rsquo;&egrave; stata invece una moltiplicazione di PKO di seconda generazione, che sono operazioni coercitive: oltre agli interventi umanitari, ricordiamo le operazioni di <em>peace-making</em> (di ristabilimento della pace) e di <em>peace-enforcement</em> (di imposizione della pace). A differenza delle PKO, le operazioni di peace-making si effettuano quando il conflitto &egrave; ancora in corso; da sottolineare, inoltre, che la forza non &egrave; utilizzata contro un aggressore ma solo per stabilire la pace. Contro un aggressore identificato sono invece dirette le operazioni di peace-enforcement. Queste ultime si basano sulle disposizioni del cap. VII della Carta delle Nazioni Unite; pertanto, considerando la gamma di operazioni di pace promosse dall&rsquo;ONU, si pu&ograve; affermare che tra le operazioni di mantenimento della pace del cap. VI bis e le operazioni d&rsquo;imposizione della pace del cap. VII non esiste una distinzione netta, ma un <em>continuum</em>.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/economia/relazioni-internazionali---ii-ediz.aspx" target="_blank">Relazioni internazionali</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Possiamo considerare l’Isis un vero Stato?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/19</link>
            <description><![CDATA[<p><em>I nomi e quindi le sigle con cui il territorio e il regime sottoposti al Califfo in Medio Oriente (per questo detti anche: Califfato) si nominano e vengono nominati sono diversi. Il pi&ugrave; corrente, avallato dagli stessi esponenti di quello Stato, &egrave;, anche in italiano, <em>Islamic State</em>, <strong>Stato Islamico</strong>, in sigla IS, che i francesi, rispettando la loro lingua, volgono in EI, <em>&Eacute;tat Islamique</em>.</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p>Vittorio Coletti, &laquo;<a href="http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/isis-daesh" target="_blank">IS, ISIS o DAESH?</a>&raquo;, <a href="http://www.accademiadellacrusca.it" target="_blank">www.accademiadellacrusca.it</a>, 18 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;L&rsquo;IS ha tutti e tre i caratteri costitutivi di uno Stato: un vasto territorio pi&ugrave; o meno stabile, una popolazione amministrata, un governo strutturato. Non ha il riconoscimento di nessuno Stato; ma come sappiamo, questo non e un elemento costitutivo, bens&igrave; un atto politico unilaterale, espresso o tacito, con cui uno Stato attribuisce la condizione di soggetto di diritto internazionale a un altro organismo (un altro Stato o un governo) con cui poter stabilire normali relazioni diplomatiche. L&rsquo;ONU, la NATO e molti singoli Stati, fra cui gli USA, non solo non riconoscono l&rsquo;IS come Stato, ma lo considerano un&rsquo;organizzazione terroristica. Per questa ragione le cancellerie di questi paesi si rifiutano di usare la denominazione Stato Islamico, perch&eacute; questa potrebbe rimandare a un&rsquo;autorita di governo riconosciuta. Di fatto, anche i mezzi di informazione di quasi tutto il mondo continuano a usare la vecchia denominazione ISIS con la precisazione che si tratta di uno Stato &laquo;autoproclamato&raquo; o &laquo;sedicente&raquo;.</p>
<p>Quel che &egrave; interessante osservare &egrave; che &egrave; proprio lo Stato Islamico a non ricercare il riconoscimento.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/economia/relazioni-internazionali---ii-ediz.aspx" target="_blank">Relazioni internazionali</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>A chi spetta regolamentare il diritto di sciopero?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/20</link>
            <description><![CDATA[<p><em>In arrivo un <strong>venerd&igrave;</strong> difficile per chi deve spostarsi con i <strong>mezzi pubblici</strong>, per il 18 marzo infatti &egrave; stato proclamato uno <strong>sciopero nazionale dei trasporti</strong> che coinvolge <strong>treni e aerei</strong> (per l&rsquo;intera giornata) e un&rsquo;agitazione del <strong>trasporto pubblico locale</strong> (metro, tram e bus) con modalit&agrave; differenti citt&agrave; per citt&agrave;.</em></p>
<p>&laquo;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/17/sciopero-trasporti-venerdi-18-marzo-2016-stop-mezzi-pubblici-treni-e-aerei-revocato-quello-dei-taxi/2552245/" target="_blank">Sciopero trasporti venerd&igrave; 18 marzo 2016</a>&raquo;, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it" target="_blank">www.ilfattoquotidiano.it</a>, 17 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La risposta in un pixel</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;La <a href="http://www.cgsse.it/" target="_blank">Commissione di garanzia sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali</a> (CGSSE) &egrave; stata istituita dalla Legge 12 giugno 1990 n. 146 sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, ed &egrave; un&rsquo;Amministrazione indipendente con il compito di garantire che l&rsquo;esercizio del diritto di sciopero non sia in contrasto con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.</p>
<p>La Commissione &egrave; composta da otto membri designati dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali, e nominati con decreto del Presidente della Repubblica.</p>
<p>La Commissione, avvalendosi della consulenza di esperti di organizzazione dei servizi pubblici essenziali pu&ograve; esprimere il proprio giudizio sui contenuti degli accordi o dei codici di autoregolamentazione; invitare i soggetti che hanno proclamato lo sciopero a differire la data dell&rsquo;astensione dal lavoro qualora la medesima violi gli obblighi legali e/o contrattuali previsti per l&rsquo;esercizio di sciopero nei servizi pubblici essenziali o qualora sia in corso un tentativo di composizione della controversia; indicare ai soggetti interessati eventuali violazioni delle disposizioni; segnalare all&rsquo;autorit&agrave; competente le situazioni nelle quali dallo sciopero o astensione collettiva pu&ograve; derivare un pericolo di pregiudizio ai diritti della persona.</p>
<p>Infine la Commissione riferisce ai Presidenti delle Camere sui conflitti nazionali e locali relativi ai servizi pubblici essenziali, valutando la conformit&agrave; della condotta tenuta dai soggetti collettivi e individuali, dalle amministrazioni e dalle imprese rispetto alle norme di autoregolamentazione o alle clausole sulle prestazioni indispensabili.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/sociologia/relazioni-industriali_4.aspx" target="_blank">Relazioni industriali</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/20</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Che cosa succede se a contagiarsi è un hub?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/21</link>
            <description><![CDATA[<p><em>In una lettera alla rivista scientifica a </em>The Lancet<em>, Bogoch I.I. e colleghi hanno sviluppato un modello teorico di diffusione mondiale dello Zika virus. Tale modello &egrave; stato elaborato adattando il modello per il virus Dengue, che integra i dati sulla distribuzione dell&rsquo;Aedes aegypti e albopictus con i profili di temperatura in tutto il mondo.</em></p>
<p><em>Gli Autori hanno, poi, individuato 50 aeroporti brasiliani situati in zone che vedono una costante presenza del virus nel raggio di 50 km. Grazie ai dati forniti dall&rsquo;Air Transport Association sono state mappate le destinazioni finali dei viaggi internazionali dei viaggiatori in partenza dagli aeroporti a partire dal settembre 2014 all&rsquo;agosto 2015.</em></p>
<p><em>Nei dodici mesi oggetto della valutazione, 9,9 milioni di viaggiatori sono partiti dagli aeroporti brasiliani verso differenti destinazioni internazionali. I Paesi preferiti quale meta degli spostamenti sono stati: Stati Uniti d&rsquo;America, Argentina, Cile, Italia, Portogallo, Francia, Cina e Angola.</em></p>
<p><em>Se si considera che alcuni dei Paesi citati vedono una presenza stagionale costante delle zanzare Aedes sul proprio territorio oppure in particolari aree geografiche del loro territorio (Stati Uniti d&rsquo;America, Italia ed Argentina), i risultati della valutazione suggeriscono che oltre il 60% della popolazione vive in aree favorevoli alla distribuzione stagionale dello Zika virus ed &egrave; quindi potenzialmente esposta al rischio di infezione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppe Marano, &laquo;<a href="http://www.centronazionalesangue.it/notizie/zika-virus-un-modello-di-diffusione-mondiale" target="_blank">Zika virus: proposto un modello di diffusione mondiale</a>&raquo;, <a href="http://www.centronazionalesangue.it/" target="_blank">www.centronazionalesangue.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Le epidemie si diffondono nelle reti sia a livello globale (per esempio, attraverso la rete degli aeroporti) sia a livello locale: le malattie infettive che si trasmettono da una persona a un&rsquo;altra dipendono dalle reti sociali degli individui.</p>
<p>Nelle epidemie, insomma, come accade in molte altre dinamiche, l&rsquo;eterogeneit&agrave; fa la differenza. Gli studi sugli incidenti e gli attacchi hanno mostrato che gli <a name="_GoBack"></a>hub mantengono in connessione le diverse parti della rete. Questo implica che agiscano anche come ponti per la diffusione delle malattie. I loro numerosi collegamenti li mettono in contatto con molti individui, sani e malati: &egrave; quindi facile che un hub si contagi ed &egrave; facile che contagi. I <em>superdiffusori</em> delle epidemie di cui parlano gli epidemiologi sono probabilmente proprio gli hub delle reti sociali.</p>
<p>Il quadro generale della diffusione di un&rsquo;epidemia in una rete sociale si pu&ograve; estendere, almeno in parte, al caso in cui i nodi non rappresentano persone ma luoghi (per esempio, aeroporti) e quello che si diffonde sulla rete sono persone (per esempio, passeggeri sani o contagiati). In questo caso, si pu&ograve; definire una soglia globale di invasione, al di sopra della quale la malattia diventa una pandemia, e sotto la quale rimane contenuta a livello locale. Chiudere gli aeroporti non &egrave; una buona idea, in generale: bisognerebbe chiudere il 90 per cento degli aeroporti per bloccare efficacemente certe malattie &ndash; e questo avrebbe un costo economico e sociale troppo alto.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/tecnologie-e-sistemi-informativi/scienza-delle-reti.aspx" target="_blank">Scienza delle reti</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/21</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Che cosa cerchiamo in un ristorante etnico: esperienza alimentare o rassicurante appagamento?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/22</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Tra gli addetti alla ristorazione, un settore strettamente legato alla tradizione e all&rsquo;identit&agrave; nazionale, il numero di immigrati si appresta a superare quello degli italiani. La grande massa &egrave; composta da lavoratori non qualificati, ma sempre pi&ugrave; spesso capita di trovare tra i locali consigliati dalle guide trattorie tipiche gestite da cuochi asiatici o africani. Cos&igrave;, mentre tanti giovani cercano fortuna all'estero, qui da noi si moltiplicano i casi in cui a fare la migliore carbonara o la focaccia genovese pi&ugrave; prelibata sono chef e fornai arrivati da lontano.</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>A. Ananasso, P. Iadeluca, P. Reparato, M. Salvo, </em>&laquo;<a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/10/06/news/la_cucina_italiana_parla_straniero-123654704/" target="_blank">Sempre pi&ugrave; straniera la cucina italiana</a>&raquo;, <a href="http://inchieste.repubblica.it/" target="_blank">inchieste.repubblica.it</a>, 6 ottobre 2015.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>La risposta in un pixel</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;In via Pr&eacute; a Genova, strada retroportuale celebre un tempo per il commercio di contrabbando dei marinai e nota oggi sulle pagine dei giornali pi&ugrave; come quartier generale dello spaccio di stupefacenti e di merce contraffatta nella citt&agrave;, c&rsquo;&egrave; un piccolo locale la cui insegna recita &ldquo;Ristorante Zena Dakar&rdquo;. Molti lettori non riconosceranno, probabilmente, nel primo toponimo la versione dialettale del nome del capoluogo ligure. Eppure Zena significa proprio quello: Genova. E l&rsquo;insegna del ristorante in questione &egrave; un ottimo prototipo di un intento&nbsp;<em>glocal</em>.&nbsp;Scegliamo che cosa mangiare ordinando direttamente al banco, fra i grandi recipienti esposti in vetrina.&nbsp;C&rsquo;&egrave; anche un menu italiano, a base essenzialmente di pastasciutta, affisso all&rsquo;ingresso del locale, nulla di gi&agrave; preparato all&rsquo;interno della teca. Veniamo serviti rapidamente e con generosit&agrave;; al termine della cena ci viene offerto anche un grande piatto di frutta gi&agrave; lavata, sbucciata e tagliata. Il rapporto qualit&agrave;/prezzo &egrave; ottimo, cos&igrave; come l&rsquo;accoglienza ricevuta: l&rsquo;esperienza, tuttavia, &egrave; inusuale.</p>
<p>&Egrave; comune, invece, certamente anche ai lettori, l&rsquo;esperienza del ristorante definito&nbsp;<em>etnico</em>: il ristorante &ldquo;messicano&rdquo; dove andare a festeggiare un compleanno, il sushi-bar dove ritrovarsi al sabato sera o il locale &ldquo;indiano&rdquo; che dopo cena propone anche musica e pista da ballo, ognuno dei quali, in termini di rapporto fra il prezzo e la qualit&agrave; dell&rsquo;esperienza gastronomica, ma spesso anche di cortesia e comfort, inevitabilmente meno favorevole. Che cosa induce, quindi, moltissime persone a un comportamento che le leggi della microeconomia definirebbero poco razionale? Che differenza c&rsquo;&egrave; fra questi casi?&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/scienze-umane/antropologia.aspx" target="_blank">Antropologia</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/22</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Spin doctor: una professione moderna?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/23</link>
            <description><![CDATA[<p><strong></strong><em>C&rsquo;&egrave; una mano invisibile che si cela alle spalle della classe politica dirigente, una schiera di specialisti di una disinformazione volontaria che plasmano la mente e la mediaticit&agrave; del politico: sono gli &laquo;spin doctors&raquo;, ossia gli addetti ai lavori delle campagne elettorali permanenti.</em></p>
<p><em>Quella degli spin doctor non &egrave; ancora riconosciuta come una professione vera e propria, bench&eacute; i campaign managers esistano gi&agrave; dai tempi di Roosevelt quando si occupavano di analizzare i sondaggi elettorali per conto del presidente&hellip;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marilisa Spalatino, &laquo;<a href="http://www.lacittafutura.it/italia/democrazia/la-campagna-elettorale-permanente-gli-spin-doctor.html" target="_blank">La campagna elettorale &ldquo;permanente&rdquo;: gli spin doctor</a>&raquo;,&nbsp;&nbsp;<a href="http://www.lacittafutura.it/" target="_blank">www.lacittafutura.it</a>, 7 febbraio, 2015.&nbsp;</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;Nel V secolo a.C., nel momento di massimo splendore della democrazia ateniese, l&rsquo;uso pubblico del linguaggio diventa uno strumento essenziale in politica. Una nuova classe di insegnanti &ndash; l&rsquo;equivalente degli attuali spin doctors, coach o esperti di comunicazione &ndash; conquista la citt&agrave; di Atene, guadagnando una visibilit&agrave; e una celebrit&agrave; mai viste prima e prodigando insegnamenti a pagamento per imparare ad affrontare l&rsquo;agone politico.</p>
<p>Sapienti quasi tutti non di nobile origine, esponenti dunque di una nuova classe sociale emergente, i sofisti sbarcano ad Atene da varie province per insegnare l&rsquo;arte della retorica alla nuova classe dirigente, consapevole dell&rsquo;importanza del discorso a fini politici. Filosofi di formazione, capaci di sofisticate argomentazioni a sostegno di qualsiasi affermazione, i&nbsp;<strong>sofisti</strong>&nbsp;sono da un lato il simbolo della &laquo;rivoluzione linguistica&raquo; del pensiero filosofico della Grecia Antica e dall&rsquo;altro i loro maggiori critici, sostenendo che il potere del linguaggio va ben al di l&agrave; del suo ruolo di &ldquo;vestale della verit&agrave;&rdquo;&raquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel&nbsp;<em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/saggistica-varia/filosofia.aspx" target="_blank">Filosofia</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/23</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Com’è nato il logo di Apple?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/24</link>
            <description><![CDATA[<p>Anche quest&rsquo;anno Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Il valore del marchio&nbsp;&egrave; dovuto sia a un brand con un rating &ldquo;AAA&rdquo;, estremamente forte sia agli ottimi risultati di business.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;<a href="http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201602011124586096&amp;chkAgenzie=ITALIAOGGI" target="_blank">Classifica Brand Finance, Apple si conferma sul podio per valore economico</a>&raquo;, <a href="http://www.italiaoggi.it/" target="_blank">www.italiaoggi.it</a>, 1 febbraio 2016.</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;&ldquo;Enigma&rdquo; e il nome di una macchina elettromeccanica ideata per scopi commerciali verso il 1920, diventata famosa perch&eacute; usata dall&rsquo;esercito e dalla marina tedeschi fino a tutta la seconda guerra mondiale. Nella sua versione inziale, si presentava come una normale macchina da scrivere. Aveva due tastiere: su quella inferiore si battevano i tasti e si componeva il testo in chiaro, quella superiore si illuminava facendo apparire il testo cifrato. Enigma possedeva inoltre un riflettore grazie al quale la stessa chiave e le stesse operazioni venivano utilizzate anche per l&rsquo;operazione inversa e allora sulla prima tastiera si batteva il testo da decifrare e su quella luminosa compariva il testo in chiaro.</p>
<p>La spy story che ha al centro la scoperta del funzionamento di Enigma comincia per&ograve; ben prima della guerra. Nel 1931 un impiegato tedesco, Hans Thilo Schmidt, aveva fornito allo spionaggio francese il manuale con cui si potevano ricostruire i meccanismi della macchina. Scoperto dalla Gestapo nel marzo del &rsquo;43, Schmidt si suicider&agrave; avvelenandosi con il cianuro, ma nel frattempo l&rsquo;intelligence francese aveva deciso che la macchina era troppo complessa rispetto ai vantaggi che sarebbero potuti derivare dalla sua realizzazione e non termin&ograve; neppure la costruzione di un prototipo.</p>
<p>La Polonia aveva invece i suoi motivi per essere pi&ugrave; determinata e gli ultimi anni Trenta rappresentarono una continua sfida tra gli analisti polacchi e i servizi segreti tedeschi che progressivamente rendevano il funzionamento di Enigma pi&ugrave; difficile da violare.</p>
<p>Il progetto di decrittazione di Enigma fu trasferito agli inglesi che nel &rsquo;39 stabilirono la sede del loro servizio di decrittazione a Bletchley Park, tra Oxford e Cambridge, dove in quello stesso anno arriva un promettente matematico: Alan Turing.</p>
<p>Turing analizza quello che fa un essere umano quando calcola, decomponendo i nostri meccanismi cerebrali in tante operazioni elementari; descrive poi una macchina universale che riesce a replicare ogni aspetto del lavoro svolto dal cervello umano, un modello teorico di macchina capace di convertire in procedura algoritmica le attivit&agrave; di calcolo della mente umana.</p>
<p>Incaricato di decifrare le comunicazioni di Enigma, Turing si assume la responsabilit&agrave; di scrivere direttamente al primo ministro Winston Churchill chiedendogli immediati provvedimenti per alleggerire le ristrettezze finanziarie ed eliminare qualunque strozzatura burocratica potesse frenare l&rsquo;operato degli analisti inglesi. Il lavoro degli analisti guidati da Turing si riveler&agrave; uno dei fattori pi&ugrave; importanti della vittoria contro il nazismo e ha sicuramente abbreviato in maniera significativa la durata della guerra, anche grazie alla pi&ugrave; stretta collaborazione con gli americani che mandarono a Bletchley Park loro ufficiali di collegamento.</p>
<p>Finita la guerra, Turing torna alla ricerca. La sua vita sembra svolgersi abbastanza serenamente tra la ricerca e la grande passione per l&rsquo;atletica e le corse, soprattutto sulla lunga distanza. La svolta drammatica avviene nel 1952, quando la sua omosessualit&agrave; (fino ad allora nota solo a una ristretta cerchia di amici e colleghi) &egrave; messa in piazza come devastante conseguenza di un piccolo episodio giudiziario. Turing aveva subito una serie di piccoli furti in casa e alla fine si decide a denunciarli, accusando l&rsquo;amico di un giovane con il quale aveva avviato una relazione. Nel corso dell&rsquo;indagine, la polizia di Manchester, dove Turing si era trasferito nel 1948, viene cos&igrave; a conoscenza delle sue inclinazioni sessuali e non pu&ograve; fare a meno di incriminarlo (anche se nel procedimento da cui tutto aveva avuto inizio, quello di furto, Turing era parte lesa). Nell&rsquo;Inghilterra dell&rsquo;immediato dopoguerra l&rsquo;omosessualit&agrave; era infatti un crimine. Turing deve sopportare un processo che si conclude con la condanna e l&rsquo;ingiunzione di sottoporsi a un trattamento di estrogeni, in alternativa alla prigione, per &laquo;curare&raquo; la propria omosessualit&agrave;. Decide quindi di porre fine alla sua vita, avvelenandosi con una mela intinta in una soluzione di cianuro: la mela, a cui manca un morso, diventer&agrave; il logo della Apple (anche se la compagnia nega un collegamento cos&igrave; diretto). Il corpo di Alan Turing viene cremato il 12 giugno 1954 e le ceneri disperse nei giardini circostanti il crematorio. Nessuna lapide sar&agrave; posta a ricordare il suo genio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/metodi-quantitativi/matematica___.aspx" target="_blank">Matematica</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/24</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Perché due sondaggi possono produrre risultati opposti?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/25</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Se dovesse vincere la nomination repubblicana difficilmente Donald Trump arriverebbe alla Casa Bianca. &Egrave; quanto emerge da un sondaggio di Cnn/Orc pubblicato a poche ore dal Super Tuesday, in base al quale il tycoon in un ipotetico scontro diretto perderebbe sia con Hillary Clinton sia con Bernie Sanders.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Elezioni Usa: Donald Trump perderebbe sia contro Hillary che contro Sanders. Sondaggio Cnn&raquo;, <a href="http://www.huffingtonpost.it/" target="_blank">www.huffingtonpost.it</a>, 1 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;1936, elezioni presidenziali americane: a sfidarsi sono il presidente in carica Franklin D. Roosvelt, democratico, e il repubblicano Alfred M. Landon.</p>
<p>Il <em>Literary Digest</em>, testata diffusa presso il ceto medio americano, promuove un&rsquo;indagine per predire i risultati del voto, per valutare cio&egrave; quali percentuali riporteranno rispettivamente i due candidati. Vengono utilizzati dei coupon inseriti nella rivista e altri ancora sono inviati a nominativi presenti nell&rsquo;elenco del telefono e nelle liste dei possessori di automobili. In tutto sono distribuiti circa 10 milioni di questionari e ritornano circa 2,3 milioni di schede compilate. Sulla base dei questionari restituiti, si stima che il 57% dei voti andr&agrave; a Landon, predicendone la vittoria.</p>
<p>Per contro, George Gallup, fondatore nel 1935 dell&rsquo;American Institute of Public Opinion, basandosi su un campione per quote costituito da 50.000 persone, che riproduce le proporzioni delle principali caratteristiche della popolazione statunitense in termini di sesso, reddito, dislocazione geografica e settore di attivit&agrave;, predice la vittoria di Roosvelt, che in effetti risulter&agrave; poi eletto.</p>
<p>Per quali motivi le due indagini produssero risultati cos&igrave; divergenti? Quali errori furono commessi? Il principale errore per la <em>Literary Digest</em> fu quello di non avere assolutamente messo a fuoco quale fosse la popolazione da cui era necessario trarre il campione. Quest&rsquo;ultimo, infatti, era ricavato dagli&nbsp; abbonati della rivista, dai titolari di una linea telefonica e dai possessori di automobili; nel 1936, questo tipo di persone faceva parte di un ceto piuttosto abbiente e che non era che una parte dell&rsquo;elettorato attivo statunitense. Gallup, invece, aveva cercato di far s&igrave; che nel suo campione le proporzioni delle caratteristiche fondamentali dell&rsquo;intero corpo elettorale fossero rispettate. Inoltre, per raccogliere i questionari, Gallup utilizz&ograve; degli intervistatori, riducendo in questo modo il numero dei non rispondenti che, nel caso dell&rsquo;indagine promossa dalla Literary Digest, toccarono invece quasi l&rsquo;80%. Limit&ograve; cos&igrave; la frazione delle mancate risposte, per le quali &egrave; del tutto plausibile che il non rispondere fosse legato all&rsquo;orientamento politico.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/metodi-quantitativi/statistica.aspx" target="_blank">Statistica</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/25</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>È vero che gli Americani votano poco?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/26</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Le elezioni che porranno fine agli otto anni di amministrazione Obama si terranno l&rsquo;8 novembre 2016. Le consultazioni si tengono in un giorno solo: il cosiddetto </em>Election Day<em>. Cadono, come di consuetudine, il marted&igrave; successivo al primo luned&igrave; di novembre. Ecco come funziona la grande macchina delle presidenziali.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/primarie-usa-2016-primarie-grandi-elettori-election-day-come-funziona-il-sistema-elettorale-il-vademecum/2422126/" target="_blank">Come funziona il sistema elettorale: caucus, grandi elettori ed Election Day</a>&raquo;, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">www.ilfattoquotidiano.it</a>, 1 febbraio 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;Quando si parla di <strong>astensionismo</strong> uno degli esempi pi&ugrave; frequenti riguarda la bassa percentuale di votanti negli Stati Uniti d&rsquo;America, persino nelle elezioni pi&ugrave; importanti, quelle presidenziali. Il dato di afflusso alle urne al quale si fa riferimento, all&rsquo;incirca 50 per cento, &egrave; sostanzialmente fuorviante e non comunica le informazioni essenziali. Quella percentuale viene infatti calcolata sulla totalit&agrave; degli americani che godono del diritto di voto, ma una percentuale consistente di loro non pu&ograve; esercitarlo a meno che non si iscriva personalmente, ovvero si registri laddove intende votare. L&rsquo;operazione &egrave; difficile e non riesce, per un insieme di ragioni, a circa il 25-30 per cento dell&rsquo;elettorato. Dunque, ricalcolando la percentuali dei votanti sugli elettori effettivamente registrati, il tasso di partecipazione alle elezioni presidenziali USA fluttua dal 60 al 70 per cento ovvero si situa piuttosto vicino a quello della maggioranza delle democrazie occidentali. Incidentalmente, &egrave; persino una percentuale chiaramente superiore a quella degli elettori europei quando nel 2014 andarono a votare per il Parlamento europeo soltanto il 42,54 per cento di loro (la percentuale complessiva maschera differenze cruciali fra il Belgio, 89,6 percento, e la Slovacchia, 13,1 per cento). L&rsquo;opportuno ricalcolo delle percentuali USA non esime n&eacute; gli studiosi n&eacute; gli uomini politici americani dall&rsquo;interrogarsi sul perch&eacute; decine di milioni di potenziali elettori non riescano a registrarsi e neppure cerchino di farlo, e sul perch&eacute;, in particolare, i democratici, che potrebbero trarre vantaggio da un pi&ugrave; alto afflusso alle urne, non si impegnino pi&ugrave; a fondo per convincere i loro potenziali elettori a registrarsi e a votare/votarli.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/economia/politica-e-istituzioni---ii-edizione.aspx" target="_blank">Politica e istituzioni</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/26</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Quali effetti produce la mobilità internazionale del lavoro?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/27</link>
            <description><![CDATA[<p><em>&laquo;La ricerca di un lavoro &egrave; il motivo della migrazione in Italia per il 57% degli stranieri nati all&rsquo;estero&raquo;. Seguono ragioni legate ad aspetti familiari (39%), che rappresentano la spinta principale tra le donne. Lo rileva l&rsquo;Istat, aggiornando i dati al secondo trimestre del 2014.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_28/istat-piu-meta-migranti-viene-italia-cercare-lavoro-6f1a12b2-ad4a-11e5-9cdb-e2ca218c6ee2.shtml" target="_blank">Istat, pi&ugrave; della met&agrave; dei migranti viene in Italia a cercare lavoro</a>&raquo;, <a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">www.corriere.it</a>, 28 dicembre 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Nell&rsquo;attuale fase storica i movimenti migratori si dirigono prevalentemente, ma non esclusivamente verso i paesi sviluppati, con una media di quasi tre milioni di immigrati all&rsquo;anno nel periodo 2000-2010. L&rsquo;Europa presenta saldi migratori in forte crescita nell&rsquo;ultimo ventennio, fino a toccare una media di oltre un milione e mezzo di immigrati all&rsquo;anno nel decennio 2000-2010. Alcuni paesi europei di tradizionale emigrazione, come la Spagna o l&rsquo;Italia, si sono rapidamente convertiti in paesi di destinazione di consistenti flussi migratori.</p>
<p>Le differenze nei livelli di vita tra paese di origine e paese di destinazione svolgono, come si &egrave; detto, un ruolo determinante nei processi migratori. Secondo l&rsquo;<em>Human Development Report</em> (redatto dall&rsquo;United Nations Development Programme) del 2009 tre quarti degli emigranti si spostano verso un paese con un Indice di Sviluppo Umano (HDI) superiore a quello del paese di origine. Inoltre, a trarre maggior vantaggio dall&rsquo;emigrazione sono proprio i migranti provenienti dai paesi con un pi&ugrave; basso indice di sviluppo umano: in media, grazie all&rsquo;emigrazione, essi moltiplicano per quindici il proprio reddito (fino a 15mila dollari all&rsquo;anno), raddoppiano la percentuale di inclusione nei processi educativi (dal 47 al 95 per cento) e riducono di sedici volte la mortalit&agrave; infantile (da 112 a sette decessi ogni mille nascite).&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/economia/economia-internazionale___.aspx" target="_blank">Economia internazionale</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/27</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>L’effetto disruptive di un prodotto è sempre voluto?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/35</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Il cambio sfavorevole e i dazi imposti dalla Cina stanno mettendo in grande difficolt&agrave; la storica industria svizzera. Inoltre, dal cellulare al monitor del computer, per controllare l&rsquo;ora abbiamo ormai decine di alternative. Ma la vera minaccia si chiama smartwatch: il device tuttofare nel 2015 ha superato per la prima volta il tradizionale oggetto da polso per numero di spedizioni. I produttori di fascia alta come Bulgari restano per&ograve; ottimisti: &laquo;In fondo sono fatti solo di plastica e chip&raquo;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E. Assante, S. Bennewitz, F. Zantonelli, &laquo;<a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/03/18/news/per_l_orologio_svizzero_e_l_ora_della_crisi-133565113/" target="_blank">Per l&rsquo;orologio &egrave; l&rsquo;ora della crisi</a>&raquo;, <a href="http://inchieste.repubblica.it/" target="_blank">inchieste.repubblica.it</a>, 18 marzo 2016.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Pu&ograve; non essere un prodotto consciamente sostitutivo che distrugge la domanda, bens&igrave; un prodotto che, concepito con finalit&agrave; e per ragioni completamente diverse, offre le stesse funzionalit&agrave; a costi molto inferiori o gratuitamente: con un effetto disruptive sulle imprese che subiscono questo attacco non voluto e non pianificato, soprattutto se esse sono monoprodotto e/o dispongono di scorte finanziarie limitate.</p>
<p>Il primo esempio, assolutamente non tecnologico: la sostituzione delle rotonde ai sistemi semaforici, attuata non per colpire le imprese produttrici di tali sistemi (spesso molto sofisticati e costosi), ma perch&eacute; ritenuta pi&ugrave; adeguata per la gestione del traffico e meno costosa per le casse pubbliche.</p>
<p>Il secondo esempio: la disponibilit&agrave; dell&rsquo;ora esatta sul cellulare e poi sullo smartphone, inserita come informazione gratuita per gli utenti telefonici (oltre che non costosa per i produttori), che impatta molto negativamente sulla domanda degli orologi che non siano percepiti come oggetti di moda od oggetti di lusso.</p>
<p>Il terzo esempio: la possibilit&agrave; di fare fotografie (di qualit&agrave; crescente) con gli smartphone, introdotta per renderli pi&ugrave; attrattivi presso gli acquirenti, che sta distruggendo le macchine fotografiche compatte di fascia bassa e che costringe i produttori di macchine fotografiche a spostarsi verso i modelli di qualit&agrave; e prezzo pi&ugrave; elevati, con rischi di sovraffollamento e di ipercompetizione.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/strategia-e-gestione-d-impresa/strategia---ii-edizione.aspx" target="_blank">Strategia</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/35</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Come nacque l’idea che la storia fosse finita?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/36</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Un&rsquo;utopia quasi infantile che i vincitori della guerra fredda hanno coltivato, brevemente, nei primi anni Novanta. Il nuovo ordine si &egrave; disintegrato davanti alla frammentazioni di istanze spesso contraddittorie, ma dall'impatto devastante. E, oggi, la sensazione pi&ugrave; ricorrente &egrave; che, a dominare, sia il caos. Ammesso poi che non si tratti di un caos organizzato, alimentato da disegni precisi piuttosto che frutto esclusivo dei vuoti di potere.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alberto Puppo, &laquo;<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/02/24/guerre-caldeGenova14.html?ref=search" target="_blank">Guerre calde</a>&raquo;, &nbsp;<a href="http://www.repubblica.it/" target="_blank">www.repubblica.it</a>, 24 febbraio 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La risposta in un pixel</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;La <em>fine della storia</em> fu teorizzata da Francis Fukuyama che, nel 1989, scriveva: &ldquo;Quello a cui abbiamo assistito non &egrave; solo la fine della guerra fredda o un passaggio di una particolare era della storia del dopoguerra, ma la fine della storia essa stessa: cio&egrave; il punto in cui si assiste ad una evoluzione ideologica del genere umano che corrisponde all&rsquo;universalizzazione della democrazia liberale occidentale come il momento finale dell&rsquo;evoluzione delle forme di governo messe a punto dall&rsquo;uomo&rdquo;.</p>
<p>Dopo la scomparsa dell&rsquo;URSS, la potenza degli USA non temeva confronti e l&rsquo;assenza di antagonisti credibili sembrava l&rsquo;ovvia premessa di una pace perpetua: si afferm&ograve; cos&igrave; l&rsquo;idea che la democrazia di mercato, incarnata dagli USA, fosse il punto di arrivo pi&ugrave; alto dell&rsquo;evoluzione dei sistemi sociali e proprio la sua affermazione fu interpretata come il segno che veramente &laquo;era finita la storia&raquo;. Fukuyama formul&ograve; la sua tesi immaginando ormai prossimo l&rsquo;avvento di un mondo a un&rsquo;unica dimensione, con la progressiva affermazione del modello e della cultura occidentale: era un&rsquo;ipotesi in cui sembravano riecheggiare le antiche illusioni positivistiche sull&rsquo;inevitabilit&agrave; del progresso e della civilizzazione.</p>
<p>A contendere a Fukuyama il successo mediatico e l&rsquo;attenzione degli studiosi fu la tesi sullo <em>scontro di civilt&agrave;</em> avanzata da Samuel Huntington che, nel 1993, scriveva che con la fine della guerra fredda la politica internazionale si era spostata fuori dalla civilt&agrave; occidentale e il centro della sua azione era diventata l&rsquo;interazione tra l&rsquo;Occidente.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/saggistica-varia/storia.aspx" target="_blank">Storia</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/36</guid>
            <enclosure url="" length="" type=""/>
        </item>
        <item>
            <title>Come nascono i prezzi?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/38</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Custodia in pelle incorporata con batteria supplementare, peso e spessore ridottissimi e schermo un po&rsquo; pi&ugrave; luminoso. Queste in sintesi le novit&agrave; del nuovo Kindle Oasis, in vendita da fine aprile. Un po&rsquo; poco per giustificare una spesa di 350 euro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;Test: prime impressioni&raquo;, <a href="http://www.altroconsumo.it/" target="_blank">www.altroconsumo.it</a>, 19 aprile 2016</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;Un episodio capitatomi durante un viaggio in Turchia ci aiuta a capire come si formano i prezzi. Come accade a quasi tutti i turisti, siamo stati portati a visitare un mercato di tappeti, e l&igrave; &egrave; nata una discussione molto accesa tra un commesso e mia moglie. A un certo punto, di fronte al disinteresse che mia moglie manifestava nei confronti di quanto ci veniva insistentemente offerto, il commesso le diede della persona &ldquo;di poco cervello&rdquo; perch&eacute; non capiva la preziosit&agrave; di un tappeto a trama finissima, e quindi molto caro, che per&ograve; a mia moglie non piaceva per i colori e il disegno, piuttosto dozzinali.</p>
<p>L&rsquo;episodio svela il perno del funzionamento dei nostri sistemi economici, ormai da secoli fondati sulla specializzazione: ognuno &egrave; chiamato a produrre in modo efficiente ci&ograve; che &egrave; capace di fare al meglio. La sua produzione soddisfer&agrave; quindi i bisogni suoi e di altri, e la produzione di altri soddisfer&agrave; i bisogni suoi.</p>
<p>Questo trasferimento incrociato pu&ograve; avvenire in tre modi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>l&rsquo;elargizione spontanea: tutti contribuiscono spontaneamente ai bisogni di tutti;</li>
<li>la coercizione: chi ha il potere obbliga a produrre e distribuisce nel modo che ritiene opportuno;</li>
<li>la reciprocit&agrave;, con il suo corollario del libero scambio di mercato e con i giudizi che si formano autonomamente &ndash; anche sulla base di confronti &ndash; e che trovano manifestazione nel prezzo pattuito.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In contesti di economia di mercato i prezzi esprimono dunque l&rsquo;incontro tra i giudizi del produttore e quelli del consumatore; sono i prezzi che indirizzano gli investimenti; sono i prezzi che contengono le informazioni chiave che consentono ai nostri sistemi economici di funzionare.</p>
<p>Per capire che cosa ne condiziona la formazione, &egrave; opportuno tornare alla discussione avvenuta nel negozio di tappeti. Da un lato il commesso era un inconsapevole sostenitore della <em>teoria economica classica</em> che vede nel lavoro contenuto &ndash; e quindi, in prima approssimazione, nel <em>costo</em> &ndash; la determinante fondamentale del prezzo; dall&rsquo;altro mia moglie era piuttosto una sostenitrice delle <em>teorie marginaliste</em> che vedono nella <em>curva di domanda</em>, e nelle preferenze che essa esprime, l&rsquo;elemento primo di cui tenere conto.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/amministrazione-e-controllo/cost-accounting.aspx" target="_blank">Cost accounting</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/38</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Quale modello organizzativo identifica il termine taylorismo?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/39</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Una delle grandi conquiste della medicina contemporanea &egrave; l&rsquo;aver fondato il proprio operare sulla cosiddetta &laquo;evidence based medicine&raquo;, cio&egrave; su atti di cura costruiti attorno a modelli che hanno avuto una conferma sperimentale. </em></p>
<p><em>Conseguenza di questo indubbio progresso &egrave; stata l&rsquo;adozione da parte dei sistemi organizzati di cura del termine &laquo;appropriatezza&raquo; come faro-guida. Si sono quindi diffusi comportamenti che devono rispondere a precise indicazioni, con modalit&agrave; prefissate, tempi determinati, costi precisi; ma il processo di standardizzazione ha superato i <a name="_GoBack"></a>propri confini, invadendo ogni spazio e divenendo il fulcro di ogni atto clinico. </em></p>
<p><em>Per esemplificare questo atteggiamento &egrave; stato coniato il temine di McDonaldizzazione della medicina, perch&eacute; si sarebbe di fatto imposta una prassi simile a quella dei fast food della famosa catena americana. [&hellip;] Le regole di efficienza, adottate nell&rsquo;ipotesi che aumentino l&rsquo;efficacia delle cure e che inducano un corretto bilancio tra costi e benefici, governano in modo rigido gli atti che si svolgono attorno al cittadino ammalato, imponendo ai diversi attori comportamenti schematizzati. Questa logica si ispira al <strong>taylorismo</strong>, che nel processo produttivo costringe ad adottare procedure strettamente predeterminate.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marco Trabucchi, &laquo;<a href="http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/lavoro-e-professione/2016-02-16/la-medicina-contemporanea-e-modello-mcdonald-s-taylorismo-lotta-sprechi-e-attenzione-paziente-095155.php?uuid=ACXNvMVC" target="_blank">La medicina contemporanea e il modello McDonald&rsquo;s. Tra taylorismo, lotta agli sprechi e attenzione al paziente</a>&raquo;, <em>Il Sole 24 Ore &ndash; Sanit&agrave;24</em>, 16 febbraio 2016.</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;Ingegnere, consulente, organizzatore, formatore, imprenditore, a un certo punto della vita Taylor scopr&igrave; la sua missione: diffondere e far applicare una nuova concezione del lavoro, rivoluzionaria rispetto al</p>
<p>passato. In che cosa consisteva quella missione? In che cosa consisteva la rivoluzione dell&rsquo;organizzazione scientifica del lavoro? In sintesi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <!--[endif]-->lo sviluppo di conoscenze su basi scientifiche: che significa tradurre tutta una massa di nozioni tradizionali e di esperienze sul modo di lavorare in regole, leggi o addirittura formule matematiche;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <!--[endif]-->la selezione scientifica della manodopera: che significa studiare il carattere, la natura e il rendimento di ogni dipendente, sia per comprenderne i limiti sia per valutarne le potenzialit&agrave;, aiutandolo poi a realizzarle;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <!--[endif]-->la preparazione e perfezionamento dei lavoratori su basi scientifiche: che significa mettere insieme scienza e lavoro, realizzare cio&egrave; la transizione da un tipo di organizzazione a un altro;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->4.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <!--[endif]-->la cooperazione intima e costante tra dirigenti e manodopera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;iniziativa degli operai (cio&egrave; il loro lavoro assiduo, la loro buona volont&agrave;, la loro ingegnosit&agrave;) &egrave; ottenuta praticamente con assoluta regolarit&agrave;.</p>
<p>Sul piano operativo e organizzativo, il sistema di Taylor introduce la direzione a struttura funzionale; la standardizzazione del macchinario, delle operazioni, dei metodi; lo studio dei tempi, con l&rsquo;introduzione del concetto di compito definito e l&rsquo;applicazione delle tariffe differenziali di cottimo; l&rsquo;utilizzazione di appropriati strumenti di rilevazione e di controllo (strumenti per la rilevazione dei tempi, schede di istruzione, schemi per il flusso dei materiali e cos&igrave; via).</p>
<p><em>The Principles of Scientific Management</em> (1911) &egrave; considerato il testo che pi&ugrave; ha influenzato il destino della societ&agrave; industriale nel corso del XX secolo.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/organizzazione/organizzazione_.aspx" target="_blank">Organizzazione</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/39</guid>
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        </item>
        <item>
            <title>Che cosa sono le agenzie di rating?</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/41</link>
            <description><![CDATA[<p><em>Dopo Generali, anche Unipol chiede il ritiro del merito di credito, criticando &laquo;l&rsquo;applicazione meccanica&raquo; della limitazione del voto al livello del <strong>rating</strong> sovrano.</em></p>
<p><em>Il gruppo Unipol ha deciso che pu&ograve; fare a meno dei &laquo;giudizi&raquo; dell&rsquo;<strong>agenzia americana Standard and Poor&rsquo;s</strong> (S&amp;P), non condividendo &laquo;l&rsquo;acritico e rigido utilizzo di modelli valutativi&raquo; e &laquo;l&rsquo;applicazione meccanica di alcuni criteri metodologici come la limitazione del rating al livello del rating sovrano&raquo;. Perci&ograve;, su richiesta del gruppo guidato da Carlo Cimbri, ieri l&rsquo;agenzia Usa ha ritirato i suoi rating, dopo averli confermati, sia sulla capogruppo che sulle sue controllate, inclusa UnipolSai, seconda assicurazione italiana, quotata in Piazza Affari e valutata BBB-,come il debito pubblico italiano.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&laquo;<a href="http://www.corriere.it/economia/16_aprile_19/unipol-licenzia-standard-poor-s-criteri-troppo-rigidi-rating-generali-474b1708-059d-11e6-9d1f-916c0ba5b897.shtml" target="_blank">Unipol &ldquo;licenzia&rdquo; Standard &amp;Poor&rsquo;s</a>&raquo;, <em>Corriere della Sera</em>, 18 aprile 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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<h3>La risposta in un pixel</h3>
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<p>&laquo;Un discorso a parte va fatto per una categoria di istituzioni che non si configurano come intermediari mobiliari, ma il cui ruolo &egrave; strettamente connesso all&rsquo;intermediazione mobiliare nei confronti della quale svolgono un&rsquo;importante funzione di supporto. Si intende riferirsi alle&nbsp;<em>agenzie di rating</em>&nbsp;(le pi&ugrave; importanti e le pi&ugrave; note sono Fitch Ratings Ltd, Moody&rsquo;s Investors Service Inc. e Standard &amp; Poor&rsquo;s Financial Services LLC) la cui attivit&agrave; si traduce nella formulazione di giudizi sul rischio di credito degli emittenti i titoli obbligazionari e altri strumenti di debito e delle loro emissioni.</p>
<p>Tali giudizi sono espressi in maniera sintetica, in particolare attraverso appositi simboli alfanumerici (per esempio AAA, BBB+, Caa2 ecc.) opportunamente differenziati tra il lungo e il breve termine e ordinati su una scala con pi&ugrave; gradini la quale tra l&rsquo;altro consente di individuare, in corrispondenza di misure del rating superiori/pari oppure inferiori a una certa soglia, gli emittenti e le emissioni con un rischio di credito basso o, rispettivamente, alto.</p>
<p>Questi giudizi, in ogni caso, offrono al mercato esclusivamente un&rsquo;indicazione sul rischio di credito e non certamente una misura puntuale dello stesso, n&eacute; tantomeno equivalgono a raccomandazioni sull&rsquo;opportunit&agrave; di acquistare o di vendere l&rsquo;uno o l&rsquo;altro titolo. Ne consegue che il supporto dato dalle agenzie di rating all&rsquo;attivit&agrave; d&rsquo;intermediazione mobiliare risulta di natura prettamente informativa. Il loro ruolo, comunque, &egrave; importante e ci&ograve; spiega il dibattito che da tempo &egrave; in atto su di esse, in particolare relativamente ai loro assetti proprietari considerati non sempre indipendenti dal mercato e al loro modello di business che, essendo generalmente fondato sul pagamento di commissioni da parte degli emittenti che ricevono i giudizi, apre il campo a possibili situazioni di conflitto d&rsquo;interesse. Le agenzie di rating, peraltro, tendono, anche sulla base di crescenti interventi di regolamentazione del comparto, a seguire comportamenti gestionali e a darsi assetti organizzativi che vanno nella direzione di garantire la loro autonomia di giudizio.&raquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per saperne di pi&ugrave;: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/finanza-e-investimenti/finanza-ii-edizione.aspx" target="_blank">Finanza</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Religione e religioni: strumenti ed enciclopedie</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/42</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Un percorso di orientamento tra enciclopedie, manuali, dizionari e altri strumenti dedicati alle religioni.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;enciclopedia di riferimento &egrave; la&nbsp;<em>Encyclopedia of Religion (</em>L. Jones, Thomsons e Gale, New York 2005). In italiano esiste una traduzione parziale della prima edizione, curata da M. Eliade, Jaka Book, Milano 1993 sg.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Per la storia delle religioni</h4>
<p>G. Filoramo (a cura di), <em>Storia delle religioni</em>, 5 voll., Laterza, Roma- Bari 1994-1995.</p>
<p>J. Ries (a cura di), <em>Trattato di antropologia del sacro</em>, 10 voll., Jaka Book, Milano 1989 sg.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Dizionari</h4>
<p>G. Filoramo (a cura di), <em>Dizionario delle religioni</em>, Einaudi, Torino 1993.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Manuali</h4>
<p>A. Brelich, <em>Introduzione alla storia delle religioni</em>, Edizioni dell&rsquo;Ateneo, Roma 1966.</p>
<p>G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, <em>Manuale di storia delle religioni</em>, Laterza, Roma-Bari 1998.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Scienze delle religioni</h4>
<p>G. Filoramo, Carlo Prandi, <em>Le scienze delle religioni</em>, Morcelliana, Brescia 1997<sup>3</sup>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Storia degli studi</h4>
<p>H. Kippenberg: <em>La scoperta della Storia delle religioni</em>, Morcelliana, Brescia 2002.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Strumenti generali</h4>
<p><em>The Routledge Companion to the Study of Religion</em>, edited by J.R. Hinnells, Routledge, London-New York 2005.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per ulteriori direzioni di ricerca: Pixel <em><a href="http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/saggistica-varia/religioni.aspx" target="_blank">Religione e religioni</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title>Storia economica: bibliografia</title>
            <link>http://pixel.egeaonline.it/it/go/egea.modules.column/44</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Un percorso di ricerca sulla storia d'impresa.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Franco Amatori, Andrea Colli,&nbsp;<em>Storia d&rsquo;impresa: complessit&agrave; e comparazioni</em>, Milano, Bruno Mondadori, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alfred D. Chandler, Franco Amatori, Takashi Hikino (a cura di), <em>Grande impresa e ricchezza delle nazioni</em>, Il Mulino, Bologna 1999 [ed. originale 1999].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alfred D. Chandler, <em>Dimensione e diversificazione. Le dinamiche del capitalismo industriale</em>, Il Mulino, Bologna, 1994 [ed. originale 1990].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Geoffrey Jones, <em>Multinationals and Global Capitalism. From the Nineteenth to the Twenty-First Century</em>, Oxford-New York, Oxford University Press, 2005.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Geoffrey Jones, Jonathan Zeitlin (eds), <em>The Oxford Handbook of Business History</em>, Oxford University Press, 2008.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pier Angelo Toninelli, <a name="_GoBack"></a><em>Storia d&rsquo;impresa</em>, Bologna, Il Mulino, 2006.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per ulteriori direzioni di ricerca: Pixel <em><a href="http://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/economia/storia-economica_4.aspx" target="_blank">Storia economica</a></em></strong></p>]]></description>
            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 22:02:37 GMT</pubDate>
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    </channel>
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