Domande di oggi

13/06/2016

Qual è la storia del popolo curdo?


Sono oltre 10mila, di cui 1466 morti, le vittime curde in due anni di guerra in Iraq contro i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) autoproclamatosi il 29 giugno 2014. A rivelarlo sono le autorità della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

 

«Iraq, 1466 i morti curdi in due anni di guerra all’Isis», askanews.it, 13 giugno 2016

 

 

La risposta in un Pixel

 

«I Curdi, una popolazione di circa quaranta milioni di persone divisa tra Turchia, Iran, Iraq, Siria e Armenia, è un grande gruppo etnico di origine indo-iraniana e di religione musulmana (di credo sunnita). Era curdo il grande Saladino che strappò Gerusalemme ai Cristiani nel 1187: una figura di cavaliere coraggioso e tollerante che godette di grande fama sia in Oriente sia in Occidente. Ne rimase colpito lo stesso Dante che lo pose nel limbo, tra gli «spiriti magni» e lo citò anche nel Convivio nella schiera dei personaggi generosi e magnanimi.

Nel Medio Oriente islamico, tre sono le maggiori nazioni: la nazione araba, che si estende dalla Mauritania alla penisola arabica, quella persiana e quella turca; a queste si aggiunge (oltre a quella berbera, anch’essa senza Stato) la nazione curda, che però è senza patria. In realtà dal punto di vista geografico esiste una regione nota come Kurdistan: è una vasta area geografica di circa 450.000 kmq, abitata appunto da questa popolazione oggi frazionata tra vari Stati. Il Kurdistan è un territorio strategicamente rilevante per la ricchezza di petrolio e le risorse idriche e per essere il passaggio obbligato di alcune importanti vie di comunicazione, per esempio tra le repubbliche centroasiatiche, l’Iran e la Turchia. In breve, si trova nel cuore di uno dei punti più caldi della politica mondiale; ma proprio la posizione geografica e il ruolo geostrategico hanno condizionato pesantemente le vicissitudini del popolo curdo, in definitiva ostacolandone l’unita politica.

I Curdi sono in continua diaspora e per di più soggetti a continue repressioni, a cominciare dalle forti limitazioni imposte già dall’impero ottomano in cui furono integrati. In realtà, con la Prima Guerra Mondiale, che decretò la fine dei grandi imperi, sembrava possibile la nascita di uno Stato curdo. E infatti il Trattato di Sèvres del 1920 prevedeva nell’Anatolia orientale la creazione del Kurdistan che, situato essenzialmente nell’area turca, lasciava fuori i Curdi dell’Iran, dell’Iraq britannico e della Siria francese. Comunque sia, a causa dell’opposizione della nascente Repubblica Turca, con il Trattato di Losanna, firmato nel 1923, i territori abitati dalla popolazione di etnia curda furono spartiti tra Turchia, Siria, Iran, Armenia e Iraq. In questo modo 25 milioni di Curdi furono dispersi in questi cinque paesi trasformandosi in altrettante minoranze. Naturalmente questa frammentazione rende ancora più complessa la soluzione della questione curda, data appunto la diversità delle connotazioni che l’indipendentismo curdo assume a seconda dello Stato sovrano contro il quale combatte per ottenere l’indipendenza. È in Iraq che si sono verificate le repressioni di più ampia portata nei confronti dei Curdi, con deportazioni di massa in Iran, bombardamenti di villaggi indiscriminati e perfino attacchi con armi chimiche. La prima rivolta avvenne tra 1924 e il 1932, in seguito all’incorporazione del territorio curdo nelle strutture amministrative irachene delle aree settentrionali. La lotta armata più lunga si ebbe tra il 1958 e il 1974 ed ebbe il culmine nella rivolta del 1962. Questa lotta fu causata dalla rivoluzione irachena del 1958 e si concluse con la promessa di un’autonomia limitata. I combattimenti ripresero nel 1975, dopo la deportazione del leader curdo Mustafa Barzani.

Ma la più grave repressione si è avuta durante la sanguinosa guerra tra Iraq e Iran negli anni Ottanta. I Curdi dell’Iraq cercarono di approfittare del conflitto quando, appoggiati dall’Iran, ottennero alcune conquiste territoriali contro l’esercito iracheno. Alla fine del periodo bellico, furono tuttavia massacrati anche con l’impiego di armi chimiche da parte delle forze di Saddam Hussein. Particolarmente atroce fu la repressione nel 1988, quando fu lanciata la campagna di annientamento del popolo curdo in Iraq, nota come «Campagna Al Anfal», un tentativo di genocidio con ripetuti attacchi con armi chimiche. Il comando delle operazioni era guidato da un cugino di Saddam Hussein, noto come Alì il Chimico per il suo uso di armi chimiche contro città e villaggi Curdi. Una nuova ondata di resistenza curda si ebbe durante la Prima Guerra del Golfo, ma ancora una volta fu repressa. Tuttavia, dopo la sconfitta a opera della coalizione guidata dagli Stati Uniti, fu istituita nella parte settentrionale del paese una no fly zone, un’area curda protetta: ogni presenza militare irachena a nord del 36mo parallelo sarebbe stata attaccata dagli aerei NATO di stanza in Turchia. Così per la prima volta quella regione, popolata essenzialmente da Curdi, conquisto un’effettiva autonomia. La situazione del Kurdistan iracheno è sensibilmente migliorata, soprattutto in termini di autonomia politica, dopo la fine del regime di Saddam Hussein in seguito alla Seconda Guerra del Golfo del 2003. Ma la repressione contro il popolo curdo continua altrove ed è particolarmente violenta in Turchia, dove è attivo il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, un gruppo di ispirazione marxista-leninista fondato in Siria nel 1974 che combatte per formare uno Stato curdo nel sud del paese.»

 

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